Italia

Praticanti e collaboratori, ipotesi dello stipendio fisso

di  Redazione  -  12 Dicembre 2015

Un progetto di legge che porta buone notizie per praticanti e collaboratori. E’ approdata alla Camera la bozza che impone i titolari dello studio professionale (avvocati, commercialisti, notai in prima linea) di pagare praticanti e collaboratori con un stipendio fisso minimo stabilito con decreto del Ministero della Giustizia sentiti i Consigli nazionali degli ordini di appartenenza. Il diritto al corrispettivo maturerà solo dopo sei mesi di pratica per i praticanti o, per i collaboratori, in caso di attività fissa prestata dentro lo studio professionale.

Il progetto è firmato dal Presidente della Commissione Affari Costituzionali ed è stato scritto con la collaborazione dei sindacati della componente giovanile delle tre categorie economico-giuridiche; l’iniziativa ha vivacizzato il dibattito del VII forum dei professionisti under45, che si è tenuto ieri a Roma su impulso dell’Ungdcec, dell’Asign e dell’Aiga. Lo scopo è anche quello di favorire un inserimento in pianta stabile dei giovani collaboratori, spesso confinati a una funzione di “satelliti”, senza alcuna stabilizzazione, ma soprattutto, privi di alcuna copertura pensionistica, in bilico tra la figura di liberi professionisti e quella di lavoratori dipendenti a tutti gli effetti.
Dall’altro vi è però la critica – da parte dei professionisti – dell’ulteriore costo che una misura del genere potrebbe comportare sugli studi, già oggi vessati enormemente tra imposizione fiscale, nuovi costi di gestione dell’attività e, soprattutto, crisi del mercato.