Italia

Diabete e pensione, addio al lavoro a 55 anni

di  Redazione  -  11 Maggio 2018
Pensione anticipata di molti anni. La possibilità di addio al lavoro è consentita a tanti lavoratori affetti da varie malattie. Pochi sanno che tra queste patologie è incluso anche il Diabete a patto che vi siano alcune conddizioni
Se la malattia porta all’insorgenza di problemi fisici che compromettano l’abilità al lavoro è possibile chiedere di lasciare il lavoro già a 55anni, ma esclusivamente nel caso in cui il diabete determini una riduzione della capacità lavorativa.
In pratica vale per il diabete il principio generale per tutte le malattie  patologie che rendono inabili al lavoro.
Sarà il medico legale a fare la valutazione definitiva, ma il primo passo è ottenere il certificato medico introduttivo da parte del proprio medico curante (che lo trasmetterà all’INPS).
Solo a questo punto sarà possibile inoltrare domanda di invalidità all’INPS che designerà apposita commissione medica per la valutazione correlata al riconoscimento della percentuale di invalidità.

Come spiega StudioCataldi le tabelle INPS prendono espressamente in considerazione il diabete e le relative percentuali per l’accertamento degli stati invalidanti. Le tabelle, in sostanza, fanno riferimento all’incidenza delle infermità sulla capacità lavorativa esprimendo il pregiudizio percentuale che su di essa comporta ciascuna menomazione anatomo-funzionale. Per le infermità non tabellate si procede alla valutazione del danno in via analogica indiretta, oper equivalenza, con riferimento ad infermità analoghe tabellate e di pari gravità.

Se dal diabete diagnosticato, dunque, derivi una percentuale di invalidità, si potranno ottenere diverse misure se sussistano i necessari requisiti contributivi: è riconosciuta la pensione di vecchiaia anticipata, a 55 anni e 7 mesi di età per le donne e 60 anni e 7 mesi per gli uomini, con almeno 20 anni di contributi e se l’invalidità è almeno pari all’80% (ad esclusione dei dipendenti del pubblico impiego).
Ancora, i lavoratori con invalidità superiore al 74% potranno richiedere, per ogni anno di lavoro effettivamente svolto, una maggiorazione annua di 2 mesi di contributi figurativi in più, ex art. 80, comma 3 della legge 388/2000 (fino al limite massimo di cinque anni di contribuzione figurativa).
Inoltre, se il soggetto è impossibilitato a svolgere alcuna attività lavorativa potrà ottenere la c.d. pensione di inabilità. La sua condizione di infermità dovrà essere tale da determinare un’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa (100% di invalidità); il beneficiario deve vantare almeno 5 anni di anzianità assicurativa e tre anni di contributi dovranno essere versati nell’ultimo quinquennio.
Ai dipendenti pubblici, infine, è riconosciuta la pensione per inabilità (assoluta e permanente) alla mansione (cioè correlata al tipo di attività espletata dal dipendente) o a proficuo lavoro.