Cronaca

Aumento Iva 2019-2020: quando potrebbe scattare, le conseguenze e come evitarlo

di  redazione  -  24 Settembre 2019

Aumento Iva 2019-2020: quando potrebbe scattare, le conseguenze e come evitarlo

Entro il 27 settembre, il governo Conte bis dovrà presentare il Def del 2019, relativo al bilancio 2020, in cui l’esecutivo dovrà elencare come reperire le coperture per scongiurare l’aumento dell’Iva: di seguito spieghiamo come evitarlo, ma anche quanto potrebbe scattare l’aumento, qualora non fossero trovati i soldi necessari, e quali sarebbero le conseguenze.

Perché l’Iva potrebbe aumentare nel 2020? E ancora: che cos’è la clausola di salvaguardia inserita nella legge di Bilancio del 2019? È la domanda che molti si stanno ponendo in questi giorni, in cui si parla con sempre più insistenza del possibile aumento dell’Iva a partire dal gennaio 2020. La clausola di salvaguardia è una norma introdotta nel 2011 dall’allora governo Berlusconi.

In quell’occasione l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi strinse un patto con l’Unione Europea con il quale si impegnava a reperire 20 miliardi di euro entro il 30 settembre 2012: qualora non vi fosse riuscito, le risorse sarebbero state reperite attraverso tagli alla spesa pubblica, l’aumento delle aliquote Iva e delle accise e il taglio lineare alle agevolazioni fiscali.

Con la crisi di governo e l’arrivo dell’esecutivo Monti le cose cambiarono e le clausole di salvaguardia introdotte dal governo Berlusconi furono trasformate in aumenti delle aliquote Iva.

Da allora, ogni anno il governo di turno “combatte” per evitare che l’Iva aumenti l’anno successivo. In un’occasione, nel 2013, l’Iva aumentò con l’aliquota ordinaria che è passata dal 21 al 22 per cento.

Nell’ultima Legge di stabilità, la legge di bilancio 2018 relativa al 2019, si è deciso di rinviare il problema al 2020 e al 2021: nella manovra, infatti, è previsto l’aumento dell’aliquota ordinaria e agevolata a partire da gennaio con i punti percentuali che dall’attuale 22 dovrebbero passare al 25,2 per la aliquota ordinaria e al 13 per cento, dall’attuale 10 per cento, per la iva ridotta.

Ma non è finita qui perché nella manovra scritta dall’allora ministro dell’Economia Giovanni Tria è previsto anche un ulteriore aumento nel 2021 fissato al 26,5 per cento, solamente per la iva ordinaria.

Le risorse necessaria da reperire per evitare che ciò accada ammontano a 23 miliardi di euro nel 2020 e 29 nel 2021.

Quando potrebbe scattare l’aumento dell’Iva e quali potrebbero essere le conseguenze

Se il governo Conte bis, dunque, non riuscisse a trovare 23 miliardi di euro, l’aliquota ordinaria potrebbe passare dall’attuale 22 per cento al 25,2 per cento. L’aumento scatterebbe a partire dal 1 gennaio 2020. L’aumento dell’iva comporterebbe un aumento dei prezzi riguardanti i prodotti di uso quotidiano e comune.

I rincari iva nel 2020, infatti, potrebbero riguardare prodotti alimentari, il prezzo dei trasporti, l’abbigliamento e le spese previste per la casa: dall’arredamento alla pulizia della casa.

Secondo alcuni calcoli, una famiglia potrebbe arrivare a spendere circa 500 euro in più all’anno. Se l’Iva passerà dal 22 al 25,2, dunque, sarà un vero e proprio salasso per le famiglie italiane.

L’aumento delle aliquote ridotte, infatti, colpirebbero i seguenti prodotti: carni, pesce, prodotti dolciari, acqua minerale, energia elettrica e gas metano  per uso domestico, ristrutturazioni edilizie, prestazioni alberghiere, spettacoli teatrali, piante e fiori.

L’eventuale aumento della aliquota Iva ordinaria, invece, comporterebbe l’aumento dei prezzi di prodotti relativi all’abbigliamento, alle calzature, agli elettrodomestici, ai giochi e ai giocattoli, ai prodotti per l’igiene personale, ivi incluso i costi per il barbiere, per il parrucchiere e per i trattamenti nei saloni di bellezza.

Aumento Iva, come evitarlo: alcune delle proposte formulate sino ad ora

Trovare così tanti soldi e al tempo stesso tenere sotto controllo i conti pubblici non è cosa semplice. Il compito del ministro dell’Economia del nuovo governo, dunque, sarà quello di, prima di tutto, reperire i 23 miliardi di euro necessari da presentare nella prossima manovra economica per scongiurare, così, l’aumento dell’Iva nel 2020.

Sono tante le ipotesi formulate sino ad ora per evitare il passaggio dal 22 al 25,2 per cento. Una delle idee circolate con più insistenza negli ultimi giorni è quella di mettere una tassa sulle merendine e sulle bibite zuccherate, così come avanzato dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. L’idea ha trovato la disponibilità del premier Giuseppe Conte, mentre Di Maio ha successivamente frenato sull’ipotesi.

 

Altri hanno ipotizzato una revisione del reddito di cittadinanza: ipotesi che ovviamente non può essere presa in considerazione dal Movimento 5 Stelle, che fa di questo provvedimento una vera e propria bandiera del suo operato al governo. Stesso discorso per gli 80 euro voluti dal governo Renzi: difficilmente l’ex premier, che sostiene l’esecutivo Conte con il suo nuovo partito Italia Viva accetterebbe di cancellare una misura da lui fortemente voluta quando era presidente del Consiglio.

Un’altra delle ipotesi circolate con più insistenza è la lotta alla evasione fiscale. Secondo un recente studio di Confindustria, infatti, la “perdita di gettito fiscale e contributivo è stimato ancora sopra ai 100 miliardi di euro, solo in parte attribuibile a grandi evasori”.

Ecco perché la stessa Confindustria aveva avanzato l’ipotesi di mettere una tassa sui prelievi bancomat, proponendo di tassare al 2 per cento ogni prelievo sopra i 1500 euro e, al tempo stesso, premiare chi usa la carta di credito, combattendo, così, l’evasione fiscale.

Tuttavia, l’idea sembrerebbe essere stata bocciata dal governo, che intende comunque recuperare soldi dalla lotta all’evasione fiscale, ma con altri metodi, i quali, però, non sono stati ancora svelati ufficialmente.

L’ultima idea, in ordine cronologico, sarebbe quella di proporre una riforma delle aliquote che potrebbe comportare aumenti selettivi solamente di alcune delle aliquote.

In questi giorni, dunque, il governo Conte bis è chiamato a fare di tutto per trovare le coperture necessarie per impedire l’aumento dell’Iva nel 2020: evitarlo, però, non sarà semplice, soprattutto perché, oltre ai 23 miliardi necessari, bisognerà reperire anche i soldi per finanziare anche altre misure, come ad esempio, il taglio del cuneo fiscale, il salario minimo e lo stop alle rette degli asili nido per le famiglie con redditi bassi.