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giovedì, 18 ottobre 2018

enzo ciaccio

vanessa-e-greta-ventanni-ideali_67efb758-1ee4-11e4-a92e-0b7bbb391ce1_displayE’ stato pagato un riscatto da 12 milioni di dollari per liberare Vanessa e Greta, le due giovani volontarie rapite in Siria. “No, il governo italiano non ha versato alcun riscatto, anzi, ne approfitto per ribadire – ha precisato il ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni – che siamo nettamente contrari all’erogazione di denaro ai terroristi”. Intorno alla liberazione dei due ostaggi si sta scatenando la rissa mediatica tra coloro che sostengono che le due cooperanti, “incoscienti e fanatiche,  “se la sono cercata” e chi non ce la fa a leggere la loro voglia di generosità come una colpa per cui meritare castighi e ludibrio. Certo, in zona di guerra è opportuno andarci ben organizzati, equipaggiati e protetti perché si rischia la propria pelle e quella di tanti altri. Certo, bisognerà pur smetterla – prima o poi – con la processione di ragazzini italiani (ma non solo) lasciati liberi di sparpagliarsi quasi “per gioco” nelle aree più a rischio del mondo senza neanche una bussola per orientarsi un po’. Certo, un certo “turismo da paesaggi bellici” consumato a spese della comunità appare una moda snob,  bislacca e inaccettabile. E certo è anche che su questa brutta storia pesa il fantasma di quei 12 milioni di dollari di denaro pubblico che sarebbero stati regalati ai terroristi pur di restituire la libertà alle due volontarie in ostaggio. Paolo Gentiloni è un ministro della repubblica. Dunque, è obbligato a dire la verità agli italiani. E, se assicura che non è stato pagato riscatto, si è obbligati a credergli. Perché risulti a tutti più credibile, per dissipare fino in fondo inquietudini, remore, interrogativi e malizie, sarebbe però necessario che il ministro (ma meglio ancora sarebbe se a tranquillizzarci fosse il presidente del consiglio Matteo Renzi) raccontasse pubblicamente (e per filo e per segno) come è andata la trattativa, con chi è stata imbastita, chi sono stati i mediatori, attraverso quale iter – diplomatico o di altro tipo – e grazie a quale patto (se c’è stato) siglato con chi si è riusciti a evitare il peggio. Se non si racconta (ma bene) tutto quel che è accaduto nei giorni della prigionia, resterà intatto il tremendo dubbio che l’Italia abbia patteggiato col Terrore. E chiunque continuerà a sentirsi legittimato a dubitare della parola degli altri. Meno retorica, dunque, ché di essa se ne ha le tasche piene. E più notizie, riscontrabili e serie.