9 agosto 12:16  |  ECONOMIA

Esenzione dal ticket e conseguente risparmio per l’acquisto dei farmaci. E’ possibile, anche se spesso non lo sanno i diretti interessati, nei casi di colite o sindrome del colon irritabile.

Di per sé, è bene chiarirtlo,  la colite non dà diritto ad esenzione dal ticket, a permessi particolari o all’invalidità. A meno che non si tratti della forma più grave e cronica, cioè la rettocolite ulcerosa o la malattia di Crohn, altra patologia infiammatoria cronica intestinale.

Un articolo del portale Laleggepertutti chiarisce i casi in cui si ha diritto a permessi di lavoro, esenzioni sul ticket ed altre agevolazioni

Colite: esenzione dal ticket

Chi soffre di colite ulcerosa o della malattia di Crohn, dunque, ha diritto all’esenzione dal ticket sanitario (codice esenzione 009.555 per la colite ulcerosa e 009.556 per la malattia di Crohn). Significa che non devono pagare gli esami clinici specifici né i farmaci necessari per la terapia. Il Ministero della Salute ha pubblicato un elenco delle prestazioni comprese nell’esenzione, anche se, come ricordiamo sempre, sono le singole Regioni a stabilire le condizioni dell’esonero dal pagamento del ticket.

Chi soffre di colite e vuole usufruire dell’esenzione dal ticket, deve recarsi presso la propria Asl di residenza e presentare un certificato medico specialistico che attesti la patologia, oppure una cartella clinica rilasciata da una struttura ospedaliera pubblica (anche di un Paese Ue) o privata purché riconosciuta. Altrimenti, è possibile presentare anche un certificato di invalidità.

L’Asl rilascerà il tesserino che riporta il codice dell’esenzione (codice che dovrà essere riportato ogni volta su impegnative e ricette dal medico di base) e l’elenco delle prestazioni a cui ha diritto in forma gratuita.

Colite: diritto ai permessi al lavoro

Chi soffre di colite si trova spesso nella difficile (oltre che imbarazzante) situazione di far convivere la malattia con la propria attività lavorativa, a causa dei dolori e dei continui viaggi in bagno. Il lavoratore, a questo punto, può chiedere al suo medico curante di valutare se ci sono i presupposti per restare a casa in malattia nei giorni più critici. Se il medico lo ritiene opportuno, assegnerà i giorni di malattia al dipendente, trasmetterà il certificato all’Inps per via telematica e consegnerà al lavoratore il numero di protocollo. Il dipendente in malattia dovrà avvertire subito l’azienda ed inviare quel numero di protocollo al datore di lavoro.

Va da sé che, a quel punto, chi soffre di colite e resta a casa in malattia deve rispettare gli orari delle visite fiscali, cioè:

  • dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, per i lavoratori del settore privato;
  • dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, per i dipendenti pubblici.

Se il lavoratore si deve sottoporre a terapie o visite specialistiche, le assenze alla visita fiscale sono giustificate.

Se, invece, il dipendente deve fare delle terapie o delle visite ambulatoriali quando non è a casa in malattia (cioè quando deve andare al lavoro), viene considerato temporaneamente incapace di svolgere attività in presenza di questi requisiti:

  • la permanenza nel luogo di cura si protrae per tutta la giornata lavorativa;
  • i tempi per rientrare dal luogo di cura impediscono al lavoratore di essere presente in azienda;
  • la terapia a cui il dipendente si sottopone è considerata dal medico incompatibile con l’attività svolta.

L’assenza, dunque, sarà indennizzata come avviene normalmente per la malattia, purché il lavoratore presenti il certificato rilasciato dalla struttura in cui ha fatto la terapia o la visita, da inviare on line all’Inps. Se non è possibile trasmetterlo telematicamente, è necessario un certificato su carta intestata, che indichi:

  • i dati del dipendente;
  • la data di rilascio;
  • l’inizio e il termine del ricovero;
  • la firma del medico e la descrizione della diagnosi.

Al di fuori delle situazioni descritte, le assenze per visite mediche, analisi o terapie dovute alla colite possono essere indennizzate o meno, secondo quanto disposto dal contratto collettivo di categoria. Le soluzioni sono diverse:

  • permessi retribuiti tramite la presentazione, da parte del dipendente, di un’attestazione medica che certifichi le prestazioni sanitarie effettuate e l’orario in cui sono state eseguite;
  • scomputo delle assenze, su base oraria, dal monte di ore di permessi retribuiti spettanti, come rol (riduzione dell’orario di lavoro) o ex festività;
  • concessione di permessi non retribuiti.

Colite: il diritto all’invalidità civile

Come accennato, la colite ulcerosa e la malattia di Crohn sono patologie croniche per le quali è previsto il riconoscimento non solo dell’invalidità civile, ma in alcuni casi particolari anche all’assegno di invalidità civile o alla pensione ordinaria di invalidità.

Come presentare la domanda

Chi soffre di colite ulcerosa deve rivolgersi al medico di base, il quale invia telematicamente il certificato medico all’Inps e ne consegna una copia cartacea e la ricevuta di invio all’assistito. Se il medico di base non è in grado di procedere, è possibile rivolgersi ad un medico certificatore incluso nell’elenco pubblicato sul sito dell’Inps.

Se il richiedente non ha ancora un codice Pin per accedere ai servizi telematici dell’Inps, deve rivolgersi alla sede locale dell’Istituto o richiederlo online. Con questo codice, invia telematicamente la domanda di accertamento, allegando il certificato medico. Se non è in grado di farlo, può appoggiarsi ad un patronato o associazione autorizzata.

Verrà fissata una visita di accertamento presso la Commissione dell’Asl, alla quale partecipa anche un medico dell’Inps. Occorre presentarsi alla visita con documento d’identità valido, il certificato originale firmato dal medico e tutta la documentazione medica che si ha a disposizione. Volendo, ci si può far accompagnare dal medico di fiducia.

Dopo la visita di accertamento viene inviato l’esito al richiedente. Se viene riconosciuto un beneficio economico, l’interessato dovrà compilare online o tramite patronato la domanda con i dati necessari.

La tabella di riferimento per l’invalidità

La Commissione dell’Asl riconosce un grado di invalidità, in base a questi parametri:

  • invalidità di I classe: quando la malattia determina alterazioni lievi della funzione tali da provocare disturbi dolorosi saltuari, trattamento medicamentoso non continuativo e stabilizzazione del peso corporeo convenzionale su valori ottimali;
  • invalidità di II classe: quando la malattia determina alterazioni funzionali causa di disturbi dolorosi non continui, trattamento medicamentoso non continuativo, perdita del peso sino al 10% del valore convenzionale, saltuari disordini del transito intestinale;
  • invalidità di III classe: quando la malattia provoca alterazione grave della funzione digestiva, con disturbi dolorosi molto frequenti, trattamento medicamentoso continuato e dieta costante, perdita del peso tra il 10 e il 20% del valore convenzionale, eventuale anemia e presenza di apprezzabili disordini del transito. In questo caso sono apprezzabili le ripercussioni socio-lavorative;
  • invalidità di IV classe: quando la malattia provoca un’alterazione gravissima della funzione digestiva, con disturbi dolorosi e trattamento medicamentoso continuativo ma non completamente efficace, perdita di peso superiore al 20% del convenzionale, anemia, gravi e costanti disordini del transito intestinale. Le limitazioni in ambito socio-lavorativo vengono ritenute significative.

Se chi soffre di colite ulcerosa o della malattia di Crohn ritiene che la valutazione della Commissione sottostima il suo problema, può rivolgersi al Cepa, un’organizzazione nazionale promossa dai patronati sindacali e composta da medici e tecnici, in grado di modificare il giudizio espresso.

Quali sono i benefici previsti per chi soffre di colite

L’invalidità civile dà il diritto di rientrare nella percentuale del 10% delle assunzioni a cui le aziende, pubbliche e private, sono obbligate per legge ad attenersi.
L’Inps deciderà per quanto riguarda il riconoscimento dell’assegno o della pensione di invalidità: la commissione farà riferimento non solo alla malattia specifica, ma anche alla compromissione dello stato generale del paziente, cioè alla riduzione della sua capacità lavorativa, espressa in percentuale.

Ecco, in sintesi, le percentuali e le agevolazioni previste:

  • 34%: status di invalido e protesi (sacchetti per la stomia);
  • 46% (tra i 18 ed i 65 anni): iscrizione al collocamento obbligatorio;
  • 51% (tra i 18 ed i 65 anni): congedo per cure;
  • 67%: esenzione dal ticket sanitario;
  • 74%: assegno mensile, riduzione del canone mensile Telecom e tariffe agevolate sul trasporto pubblico;
  • 75%: riconoscimento di due mesi all’anno di contribuzione figurativa utile ai fini della pensione fino ad un massimo di 5 anni. Partecipazione a bandi pubblici per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare assegnati dal Comune, in base ai regolamenti interni di ogni Ente. Attribuzione di fasce di precedenza per le domande di iscrizione agli asili nido e scuole materne. Possibili agevolazioni per il trasporto ferroviario (come il rilascio della carta blu. Possibilità di ingresso gratuito ai musei cittadini;
  • 100% (tra 18 e 65 anni): pensione di inabilità;

Inoltre, chi soffre di colite ed è impossibilitato a deambulare o a compiere i normali atti della vita quotidiana senza l’aiuto di un’altra persona ha diritto all’indennità di accompagnamento.

Colite: benefici della Legge 104/92

Per poter usufruire dei benefici della Legge 104/92, chi soffre di colite deve ottenere il certificato di handicap. Non dipende dalla percentuale di invalidità, ma viene rilasciato (secondo quando disposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) in base alla «situazione di svantaggio conseguente ad una menomazione o ad una disabilità che in un soggetto limita o impedisce l’adempimento del ruolo normale per tale soggetto in relazione all’età, al sesso e a fattori socio culturali».

Il certificato si può chiedere allo sportello Cup. Verrà fissata una visita presso la Commissione medico legale alla quale parteciperanno anche un operatore sociale ed un esperto del caso da trattare.

In caso di esito negativo, è possibile presentare ricorso davanti al giudice ordinario entro 60 giorni.

Fonte: Laleggepertutti