TECNOLOGIA

il  3 agosto 16:18

Smartphone in classe, la parola agli insegnanti

Ormai la tecnlogia la fa da padrona nelle nostre vite. Nel breve volgere di un decennio le novità ci hanno letteralmente travolto ed in alcuni casi le abitudini di una volta sono state spazzate via.

Una delle novità più rilevanti, come aveva previsto Steve Jobs, è stata sicuramente lo smartphone. Oggetto che ormai è diventato un’estensione del nostro corpo. Non lo perdiamo mai di vista, è sembre vicino a noi. Così è anche per i ragazzi, ormai fa parte delle loro vite e se una volta la punizione classica per un adolescente era andare a letto senza cena, oggi è molto più punitivo imporgli il divieto d’uso dello smartphone.

I ragazzi ormai lo utilizzano in ogni momento, anche in classe. Addirittura molti studenti fanno le dirette in tempo reale dalle proprie aule di studio grazie ad app buone per l’occasione.

Ma cosa ne pensano sull’argomento i professori? Ecco alcune testimonianze raccolte dai colleghi di Today.

“Se ne parla sempre con i colleghi, c’è un gran dibattito, ma alla fine è vero: sono una fonte di distrazione. Quando i ragazzi arrivano, devono lasciarlo in una scatola che resta sulla cattedra, ma trovano sempre il modo di fare danni. Ormai la didattica si è adeguata e dobbiamo farlo anche noi e gli alunni con certificazioni e disturbi dell’apprendimento potrebbero avere dei benefici dall’utilizzo di queste nuove tecnologie”, dice Clementina Izzetta, dell’Istituto Comprensivo “Corrado Melone” di Ladispoli.

“Si parla molto delle ‘flipped classroom’, ossia lezioni capovolte: gli studenti guardano a casa delle spiegazioni filmate e poi in classe si fa l’approfondimento col docente. Io stessa ho adottato un nuovo libro di testo pensato già per l’utilizzo dello smartphone, grazie al quale i ragazzi possono ascoltare i dialoghi in inglese a casa, ogni volta che vogliono. Resta il fatto che molti ragazzi non sanno più nemmeno tenere la penna in mano e hanno difficoltà a scrivere se non in stampatello. I ragazzi stanno già tutto il giorno con lo smartphone in mano: perché non farli staccare almeno quelle cinque o sei ore che passano a scuola?”.

Di tutt’altro parere è la professoressa Gerardina Sera, docente di lettere all’i.c. “Largo San Pio V” di Roma. “Ora come ora, vietare gli smartphone in classe significa far lasciare ai ragazzi una buona parte di loro fuori dalla scuola. Le demonizzazioni non servono a molto e gli studenti troveranno sempre una scappatoia, come quelle che le generazioni passate hanno trovato per aggirare altri divieti. E poi può essere uno strumento utile per fare ricerche, spiegando perché serve andare oltre il ‘copia-incolla’, che è un esercizio senza senso, quali fonti usare e quali no. Si può lavorare sulla sitografia, fare progetti nuovi, anche interclasse. Se si deve fare, serve comunque la guida dell’insegnante”, dice convinta Iazzetta, che più che lo smartphone personale degli alunni in classe vedrebbe meglio l’uso di un tablet fornito dalla scuola, con accesso limitato a quelle funzionalità che possono distrarre lo studente. Per Sera, “meglio utilizzare lo smartphone insieme, per renderlo strumento di un processo di autonomia della persona con senso critico, limitandone i rischi: ci sono tanti aspetti negativi, è uno strumento molto difficile da governare ma ha anche tante potenzialità”.

La decisione del ministro

Il ministro Fedeli ha deciso sull’argomento di anticipare la creazione di un gruppo di lavoro che, a partire dal prossimo 15 settembre, avrà 45 giorni di tempo per “chiarire l’uso dei dispositivi personali delle studentesse e degli studenti in classe, intervenendo sulle attuali circolari, risalenti a un periodo troppo lontano da oggi”. CONTINUA A LEGGERE