25 luglio 16:48  |  ARCHIVIO

In pensione a 73 anni. L’ipotesi si fa sempre più concreta. Qualche giorno fa era stato il presidente dell’Inps Tito Boeri a lanciare l’allarme ma ora la prospettiva diventa reale: l’addio al lavoro potrebbe arrivare molto dopo i 70 anni.

A causare quella che per molti potrebbe essere una difficoltà concreta sarebbero gli effetti congiunti delle riforme Dini e Fornero, che penalizzerebbero quanti abbiano cominciato a lavorare dal 1995 in poi, ritrovandosi integralmente nel sistema contributivo, per poi subire anche gli effetti della legge dell’ex ministra del governo Monti, che ha allungato l’età pensionabile. Si tratta di chi è nato dal 1980 in poi.

Chi rischia la pensione

Per la la generazione dei nati nel 1980 il rischio concreto è che il contributivo pieno, la mancanza dei requisiti necessari alla pensione di vecchiaia o al ritiro anticipato, lavori discontinui e pochi contributi facciano salire l’asticella della pensione a 73 anni. Questa generazione, allo stato attuale, avrà tre possibilità per andare in pensione, ben riassunte da un articolo del portale economico Quifinanza:

  • La prima riguarda l’assegno di vecchiaia: calcoli alla mano, serviranno 20 anni di contributi e un’età minima di 69 anni e 5 mesi, ma anche aver maturato una pensione non inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (attualmente 640 euro netti).
  • Per la pensione anticipata, i requisiti si fanno ovviamente più stringenti: si può smettere di lavorare tre anni prima, a 66 anni e 5 mesi, ma occorre aver maturato una pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale (a oggi 1050 euro netti).
  • Un’altra possibilità, specifica per chi non riesce a maturare quella cifra a causa di lunghi periodi di disoccupazioni e salari bassi, considerando gli adeguamenti automatici, porterà alla pensione addirittura a 73 anni e 5 mesi.

Il sistema previsto – spiega ancora Quifinanza – per la generazione post 1980 ovviamente favorisce i lavori più stabili e i salari più alti, penalizzando invece quelli precari e con bassi stipendi che saranno costretti alla pensione posticipata. Non finisce qui: per i nati dal 1980 non è più prevista l’integrazione al minimo, cioè il contributo statale per portare le pensioni più basse ad un importo base (oggi 502 euro al mese). Gli effetti sono potenzialmente drammatici.

Assegni e redditi ponte

Si ragiona guardando a questo scenario futuro ma per agire da subito, senza stravolgere la riforma Fornero. Un’ipotesi sul tavolo è quella di anticipare l’età attraverso una rete di redditi ponte che traghetti fino al raggiungimento dei requisiti. Un sistema che con l’Ape già si tenta di mettere in piedi e a cui si affiancherebbe, come già anticipato, un assegno minimo di garanzia per i giovani.