ECONOMIA

il  9 novembre 11:50

Banche, terremoto in borsa: crollano le popolari, bene solo i big

Scossone in borsa per una banca italiana. E l’effetto domini trascina giu l’intero comparto. A scatenare tutto secondo gli analisti è un contenzioso con la Bce.

Banche, terremoto in borsa

L’ufficio legale dell’Europarlamento ha ieri stabilito che non spetta alla Vigilanza di Francoforte adottare norme sui crediti deteriorati.

Su richiesta del presidente Antonio Tajani i servizi giuridici hanno precisato che l’Addendum fissa regole generali legalmente vincolanti, come tali applicabili a tutte le banche.

Al contrario, le indicazioni della Vigilanza devono limitarsi ai singoli casi senza invadere il campo del legislatore.

Si allontana così l’ ultimatum che ha contribuito a rilanciare l’ allarme presso buona parte delle banche italiane, secondo le quali le indicazioni della Vigilanza non possono che comportare una nuova stretta sul credito con conseguenze negative sui prestiti.

 Allora perchè c’è tensione sui percati rispetto ai nostri istituti di credito?

Crollano le popolari, bene solo i big

Non sembrano convincere  le rassicurazioni del ministro Pier Carlo Padoan e del governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco.

Parte del sistema italiano del credito resta – secondo alcuni – in una condizione di grande fragilità.

Questa la spiegazione che ipotizzava oggi il giornale Libero che motivava così il “terremoto a Piazza Affari (-29%) dopo aver annunciato un aumento di capitale per 700 milioni necessarie per far fronte alle perdite (402 milioni e rettifiche per 386) e risolvere una volta per tutte la questione delle sofferenze (quasi 2 miliardi di crediti a rischio) che gravano sull’ istituto.

Le banche in crisi

Hanno sofferto in particolare le ex Popolari, a partire da Banco Bpm, che ha lasciato sul terreno il 7,5% dopo esser stata sospesa per eccesso di ribasso fino ad Ubi, in calo del 3%. Precipita anche Bper.

L’ ad Alessandro Vandelli, rispondendo alle domande degli analisti, ha tenuto a precisare che «siamo assolutamente convinti di non aver bisogno di alcuna iniezione di capitale» anche se «abbiamo molto spazio per aumentarlo, a partire dal riacquisto delle quote di minoranza del Banco di Sardegna».

Male anche Mps che continua a suscitare la diffidenza degli investitori. Solo i Big, Intesa e Unicredit (oltre a Mediobanca) non hanno tremato di fronte alla questione delle sofferenze, che Mario Draghi ha definito «il nodo più grave», sottolineando che il recupero del sistema italiano è davvero troppo lento.

Fonte: Libero