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martedì, 13 novembre 2018

Separazione: riforma su assegno di mantenimento e affido. Cosa si prevede.

Con il nuovo ddl del senatore Pillon in discussione a settembre si prevede tra le novità, via l’assegno per i figli e l’assegnazione della casa, ma tempi paritetici da spendere insieme. Introdotta la mediazione familiare obbligatoria.

Ne parliamo con l’avvocato Rosa Di Caprio del Foro di Napoli, esperto in materia di diritto di famiglia, sostenitrice in passato di forme di mantenimento diretto ed affido condiviso.

G: “Avvocato, cosa ne pensa del progetto di riforma?”

Avv: “Non è ciò che auspicavamo nè soddisfa le reali esigenze di risoluzione dei problemi legali alle crisi familiari. Il mantenimento diretto è un obiettivo che va perseguito e che ho sempre condiviso ma con strumenti idonei!”

G: “Quali sono le problematiche?”

Avv: “Le nuove norme prevedono che chi vorrà separarsi dovrà obbligatoriamente rivolgersi a un “mediatore familiare” La mediazione familiare, però, è a pagamento. Questo comporterà un aggravio delle spese per i separandi. Un incontro di mediazione costa all’incirca 50 euro (ma può arrivare al doppio) cui occorre aggiungere il costo degli avvocati che, per la fase di mediazione ricevono un corrispettivo ad hoc (D.Min Giustizia 37/18).

G: “E sull’eliminazione dell’assegno di mantenimento? Cosa ne pensa?”

Avv. : “Eliminare assegno di mantenimento senza prevedere un programma genitoriale di gestione dei figli condiviso tra i coniugi non rappresenta una conquista ma sarà foriera di continui conflitti tra coniugi.

Escludere l’assegno di mantenimento “perequativo” mi pare inopportuno e foriero di gravi ingiustizie, in presenza di genitori con condizioni economiche non equivalenti. 

Prospettare, come regola generale e vincolante per il giudice (salvo diverso accordo), il mantenimento diretto da parte di ogni genitore mi sembra totalmente contrario all’interesse della prole se non vi è obbligo per i genitori di stilare un programma di affido.

Ma il punto più preoccupante è quello relativo all’ art. 11 del progetto di legge in cui si prevede che chi non ha la possibilità di ospitare il figlio in spazi adeguati non ha il diritto di tenerlo con sé secondo tempi “paritetici”. Ciò significa che il genitore più povero rischia di perdere anche la possibilità di stare con il figlio.

G: “Ma lei si è più volte dichiarata favorevole al mantenimento diretto…”

avv: “Assolutamente si, ma a condizioni e presupposti completamente differenti. Come ho già più volte dichiarato, è necessario che i genitori siano coinvolti nella stesura di un accordo di gestione dei figli minori. Devono essere compulsati a realizzarlo per condividere non solo l’aspetto economico ma anche di scelte della vita dei figli. In mancanza lo stesso affido condiviso resta lettera morta”

G: “Anche sulla casa coniugale sono previste modifiche”

Avv: “Da non sottovalutare neppure le norme sulla casa: se la casa viene, in via del tutto eccezionale, assegnata a uno dei due genitori, costui deve versare all’altro un’indennità di occupazione che, però, sarà soggetta a tassazione. Sino a oggi la legge prevedeva che il Giudice dovesse tenere conto del valore dell’assegnazione nella regolamentazione dei rapporti tra i genitori; con la riforma invece ci sarà un passaggio di denaro e, dunque, nuove tasse.
In buona sostanza si rischia che per questioni economiche siano  sempre meno quelli che potranno separarsi, mentre aumenterà il numero di quei figli costretti a vivere con due genitori che si odiano.

G: “Quindi chi si avvantaggerà da questa riforma?”

Avv: “Nessuna delle parti coinvolte. Il coniuge in condizioni economiche inferiori sarà fortemente penalizzato anche nel rapporto con i figli. Ciò penalizza anche i minori. La procedura costerà di più. E la previsione è un moltiplicarsi di conflitti. Credo che gli stessi magistrati avranno difficoltà ad emettere provvedimenti con contenuti di giustizia”