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giovedì, 22 febbraio 2018

di A.Yari Siporso

Dopo il lungo corteggiamento e la fumata bianca in casa Pd, Paolo Siani muove i primi passi da capolista Dem alla Camera.

Il pediatra napoletano, fratello di Giancarlo – giornalista simbolo della lotta alla Camorra – parla ad ItaliaOra della sua scelta e di quelle che lo attendono.

Il consenso Democratico – stando ai sondaggi – è ai minimi storici e il partito è dato da tutti sfavorito alle prossime elezioni. Perchè candidarsi in un moemento così difficile?

Ora mi è stata fatta l’offerta e solo ora le mie condizioni lavorative mi hanno permesso di fare questa scelta, ma è anche più stimolante non salire sul carro dei vincitori, ma provare a fare una battaglia per vincere.

Lei ha dichiarato che, qualora venisse eletto, farà un bilancio del suo operato dopo un anno di attività parlamentare e si dimetterà se la sua presenza in politica non si sarà rivelata utile per i cittadini. Un gesto nobile, ma non nasconde anche il timore che il sistema politico possa impedirle di attuare le sue idee?

Voglio prima di tutto tranquillizzare i miei potenziali elettori che non voglio vincere per andarmene. La mia non è assolutamente una condizione di resa ma, al contrario, un impegno a portare a termine i 6 punti su cui sto lavorando e che intendo realizzare nel corso dei 5 anni della legislatura. Tuttavia voglio far capire ai miei elettori che non intendo andare a Roma ad occupare una poltrona, ma voglio fare le cose per cui mi voteranno. Io sono abituato, in Medicina, a valutare gli effetti dei miei interventi, e cambiare se le cose non vanno bene.

Probabilmente si troverà a competere in un collegio in cui potrà sfidare due “volti noti” della politica italiana: Mara Carfagna per Forza Italia e Roberto Fico per il Movimento 5 stelle. Un non professionista della politica contro due suoi habituè. E’ questo il percorso di rinnovamento che cerca il Pd?

Io penso che l’importante sia mandare in Parlamento persone che abbiano idee e volontà di realizzarle e battersi per migliorare il Paese, indipendentemente che siano new entry come me o professionisti della politica. Il punto è che sia gente motivata a fare un lavoro per gli altri e non per se stessi.

Lei è da anni attivo in due settori. Ovviamente in campo medico all’ospedale pediartrico Santo Bono di Napoli, ma anche in ambito sociale in qualità di presidente (dimissionario, per candidarsi alle elezioni ndr) della fondazione Po.lis. Quali sono le due priorità da parlamentare in questi segmenti. Sanità e legalità, d’altronde, sono due emergenze in Campania.

Tutti e sei punti del mio programma sono incentrati su sanità ed infanzia. Quest’ultimo aspetto è legato strettamente al tema della legalità. L’argomento del momento è quello delle “babygang” . Ma bisogna comprendere che la repressione, che pure serve, non è da sola sufficiente a risolvere il problema. Bisogna offrire opportunità ai bambini, fin da piccoli, per impedire che entrino in contatto con la criminalità.

Ma in che modo?
E’ necessario investire sulle scuole, soprattutto nei quartieri a rischio. Si deve prevdere e permettere che gli istituti siano aperti per più ore al giorno e che possano offrire un’attrattiva per i ragazzi. Al momento in troppi quartieri non frequentano a sufficienza o, comunque, non acquisicono le competenze necessarie ad affrancarsi da contesti malavitosi. E’ questo, naturalmente, un lavoro che coinvolge più persone e impegnerà più ministeri.

E per quanto riguarda la Sanità, altra nota dolente del nostro territorio?
Prima di tutto è necessario affrontare la condizione dell’Oncologia pediatrica. In Campania va migliorata una situazione che è condizionata dal problema della terra dei fuochi. Bisognerà lavorare in sinergia con i colleghi oncologi per affrontare il problema in modo serio.

La sua candiatura, non si può negarlo, è anche un segnale politico di inversione di tendenza rispetto alle scelte del recente passato in casa Dem. E’ consapevole del peso della sua candidatura per gli equilibri del suo partito?

Io mi auguro di appassionare soprattutto i giovani, ma anche i meno giovani, iscritti al Pd e farli sentire nuovamente contenti di militare in un partito che si occupa di cose concrete per la popolazione. Mi auguro di riuscire in questo mese e mezzo a smuovere i loro cuori e le loro menti per tornare a fare politica con la P maiuscola, che significa occuparsi dei problemi delle città, lasciando da parte le beghe interne e i personalismi. Non basta un uomo solo al comando. C’è bisogno di persone, di una squadra, di tempo. Però insieme penso si possa fare e spero di emozionare i compagni del Pd e riportarli, dopo le recenti sconfitte in ambito locale, all’orgoglio di essere parte di un grande partito di centrosinistra riformista.