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sabato, 21 aprile 2018

Scontrini buttati via poco dopo essere usciti dai negozi. Lo facciamo quasi tutti, ma adesso bisognerà conservarli.

Non è più solo una questione di educazione e rispetto per le regole che spesso violiamo buttandoli per terra o nella raccolta non differenziata.

Ora servono per difendersi dall’Agenzia delle Entrate. E non solo: le spese possono essere detratte dalle tasse purché se ne dia prova all’Agenzia.

E la prova è proprio quello scontrino spesso bistrattato.

Chi crede che lo scontrino serva solo come prova di acquisto quando è in gioco una garanzia, sbaglia e di grosso: il codice del consumo infatti non subordina la sostituzione o la riparazione del pezzo rotto all’esibizione dello scontrino, ma a qualsiasi prova di acquisto, fosse anche l’estratto conto della carta di credito.

Gli scontrini invece hanno una funzione prettamente fiscale e consentono di scaricare le spese dalle tasse. Ma quali scontrini conservare e per quanto tempo? Non certo tutti vanno dati al commercialista o al Caf poiché non tutte le spese garantiscono una deduzione o una detrazione fiscale. Bisogna confrontarsi con la normativa, che peraltro cambia spesso. Laleggepertutti ha stilato in un articolo le principali regole

 

Cos’è lo scontrino fiscale

Lo scontrino fiscale è il documento utilizzabile dai soggetti passivi Iva in alternativa alla ricevuta fiscale, al fine di adempiere l’obbligo di certificazione dei corrispettivi. Sono certificate mediante l’emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale le cessioni di beni e le prestazioni di servizi indicate dalla legge [1] per le quali non è obbligatoria l’emissione della fattura, a meno che la stessa sia richiesta dal cliente.

Quali scontrini conservare?

Occupiamoci ora degli scontrini da conservare. Come detto si tratta di quelli che relativi a spese detraibili o deducibili dalle tasse e che vanno esibiti all’Agenzia delle Entrate nel caso in cui voglia effettuare degli accertamenti:

  • spese sanitarie. In particolare sono detraibili: a) le spese sanitarie; b) le spese per i mezzi necessari per l’accompagnamento, la deambulazione, la locomozione, il sollevamento e i sussidi tecnici informatici dei portatori di handicap (vi rientrano le spese per l’acquisto di autoveicoli per i disabili); c) le spese sostenute per l’acquisto di alimenti a fini speciali che rientrano nella sezione A1 del Registro nazionale, con l’esclusione di quelli destinati ai lattanti.
  • spese veterinarie
  • spese sostenute dai soggetti sordomuti per i servizi di interpretariato
  • spese funebri
  • spese per l’istruzione universitaria;
  • spese di frequenza scolastica;
  • spese sostenute in favore dei soggetti con disturbo specifico dell’apprendimento (DSA). Sono agevolate le spese sostenute in favore dei minori o di maggiorenni, con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) fino al completamento della scuola secondaria di secondo grado, per: a) l’acquisto di strumenti compensativi e di sussidi tecnici e informatici necessari all’apprendimento; b) l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento delle lingue straniere;
  • premi per assicurazioni sulla vita, contro gli infortuni, sul rischio morte e invalidità permanente, per rischio di non autosufficienza;
  • premi assicurativi aventi come oggetto il rischio di eventi calamitosi relativamente a unità immobiliari a uso abitativo;
  • spese per lo sport dilettantistico dei ragazzi di età compresa tra 5 e 18 anni;
  • spese per affitto degli studenti universitari “fuori sede” (in verità il locatore non deve emettere scontrino);
  • spese per badanti delle persone non autosufficienti (anche in questo caso però non viene emesso lo scortino);
  • spese per l’abbonamento ai servizi di trasporto pubblico;
  • spese per il mantenimento del cane guida dei non vedenti;
  • spese per asili nido;
  • spese per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e per interventi antisismici;
  • spese per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici finalizzati all’arredo “dell’immobile oggetto di ristrutturazione” (cosiddetto “bonus arredamento” o “bonus mobili”);
  • spese per la sistemazione di giardini e terrazzi (cosiddetto “bonus verde” previsto per il 2018 salvo proroghe);
  • spese per gli interventi volti alla riqualificazione energetica degli edifici esistenti.

Per quanto tempo conservare gli scontrini fiscali?

Gli scontrini vanno conservati fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stato presentato il 730: termine entro cui l’Agenzia è autorizzata a richiederla in sede di controllo. La scadenza è stata così modificata dalla legge di Stabilità 2016 [2], prolungandola di un anno.

Che rischia chi non emette lo scontrino fiscale

Le violazioni relative alla mancata emissione di ricevute, scontrini fiscali o documenti di trasporto, ovvero all’emissione di detti documenti per importi inferiori a quelli reali, sono punite con una sanzione pari al 100% dell’imposta corrispondente all’importo non documentato, con un minimo di 500 euro.

 

Fonte: Laleggepertutti