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martedì, 23 ottobre 2018

Qualche mese fa, la procura dello stato messicano di Tabasco ha accusato il Cartel Jalisco Nueva Generación di praticare il cannibalismo, come rito di iniziazione per i nuovi membri. Questi sono i criminali che potrebbero aver messo le mani sui tre italiani spariti nel paese di Tecalitlán. E così si capisce perché gli stessi investigatori stiano perdendo la speranza di ritrovarli vivi, più passa il tempo e più l’impresa sembra impossibile.  La terribile notizia arriva dal quotidiano La Stampa che in un articolo di Paolo Mastrolilli fa il punto dlela situazione dei nostri connazionali spariti.

Stato d’assedio e cannibalismo

Il paese è in stato d’assedio e le forze dell’ordine locali sono commissariate, da quando il 31 gennaio scorso sono spariti prima Raffaele Russo, napoletano di 60 anni, e poco dopo suo figlio Antonio e suo nipote Vincenzo Cimmino, 25 e 29 anni.

Quattro agenti della polizia di Tecalitlán, Emilio «N», Salomón «N», Fernando «N» e Lidia «N» («N» è la formula che usano gli inquirenti per non rivelare i cognomi), hanno ammesso di averli venduti alla criminalità per l’equivalente di 43 euro, salvo poi denunciare di aver confessato sotto tortura.

Criminalità – spiega il giornalista sulle pagine online del quotidiano piemontese – significa il Cartel Jalisco Nueva Generación (CJNG), ex braccio armato di Sinaloa fondato per ammazzare i rivali Los Zetas, che dopo la cattura di El Chapo si è messo in proprio per diventare il clan dominante del Messico.

Guerra da 200mila vittime

Una guerra che ha fatto oltre 200.000 vittime negli ultimi dieci anni, con il record di 25.000 omicidi nel 2017. Il capo della polizia municipale Hugo Martinez Muniz, nominato dal sindaco Victor Diaz Contreras, è scomparso pure lui, e tutti gli altri agenti di questo corpo composto da 33 persone sono stati trasferiti in una caserma di Guadalajara, in teoria per riaddestrarli, in pratica per tenerli sotto controllo.

Ma perché il cartello ha comprato Antonio Russo e Vincenzo Cimmino dalla polizia locale, invece di rapirli direttamente? «Qui – spiega una fonte investigativa citata da Mastrolilli – vige la legge “plata o plomo”. Frase peraltro citata nel famoso telefilm di Netflix “Narcos”.

Domandare per strada se qualcuno sa qualcosa significa consegnarsi ai narcos.

Le indagini

Le autorità italiane stanno lavorando molto attivamente con quelle messicane. I famigliari di Russo hanno chiesto al ministro degli Esteri Alfano di inviare una task force per aiutare le ricerche, ma ci sono limiti posti dalle leggi internazionali. Ma – conclude l’articolo de La Stampa – se il rapimento dei tre napoletani era a scopo di estorsione, non si capisce perché dopo quasi un mese e mezzo nessuno abbia ancora chiesto il riscatto.

Fonte: La Stampa