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il  10 novembre 12:39

Facebook chiede le foto osè agli utenti: sperimentazione in Australia

Facebook chiede agli utenti di inviare le proprie foto di nudo o sexy. Non è una bufala e non è un trucco di malintenzionati per ottenere scatti osè.

Ma attenzione, per il momento si tratta di una sperimentazione limitata all’Australia. Quindi se vi accade in Italia non fatelo.

Facebook chiede foto hot

Tuttavia l’iniziativa raccontata dal Guardian è stata davvero promossa da Facebook per combattere il revenge porn. La pratica che consiste nel pubblicare e diffondere foto intime dell’ex fidanzata per vendetta.

La strategia prevede che gli utenti Facebook condividano le proprie immagini di nudo sulla piattaforma Messenger contrassegnandole come “immagine intima non consensuale” tramite il programma PhotoDNA, nel caso in cui gli stessi abbiamo motivazioni valide per ritenere di poter diventare vittime di revenge porn.

L’inziativa è nata su accordo con le autorità australiane e prevede che gli utenti, prima di caricare il materiale potenzialmente oggetto di ricatto, firmino un questionario dell’ufficio e-Safety che che si occupa di sicurezza online.

In Australia il governo ha già lanciato delle campagne per aiutare le vittime del revenge porn. Ma al di là della sua possibile efficacia, questo strumento potrebbe rivelarsi comunque insicuro trattandosi della diffusione di immagini private su una piattaforma popolare come Facebook.

“Siamo lieti che Facebook si stia muovendo per risolvere questo problema. Con i suoi miliardi di utenti, Facebook è un luogo in cui il danno per questo tipo di aggressioni può essere massimizzato”, ha dichiarato Carrie Goldberg, un avvocato di New York specializzato in reati contro la privacy sessuale.

“L’implementazione di questa tecnologia non impedisce a qualcuno di condividere le immagini al di fuori dell’ecosistema di Facebook, per cui dovremmo incoraggiare tutte le piattaforme online a partecipare a questo programma, come facciamo con PhotoDNA”, ha detto Hany Farid, professore di informatica a Dartmouth che ha aiutato a sviluppare PhotoDNA.

Fonte: TPI