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lunedì, 24 settembre 2018

 

Il caso Astori, drammatico ed improvviso, ha riacceso i riflettori sull’importanza dei controlli sugli sportivi professionisti ( e non solo). Tutti i giovani che si approcciano alla attivà agonistica o amatoriale sanno che devono sottoporsi ad una serie di indagini per controllare di poterlo fare in sicurezza. Il quotidiano Libero racconta la storia di un giovanissimo ragazzo che non ha potuto perseguire il sogno di giocare per la Juve a causa di un diniego dei medici.

Controlli medici e sport, il caso di una giovane promessa

Il 17 luglio del 2017, lo staff medico della Juve proprietaria del cartellino del giovane gli ha diagnosticato un problema al cuore durante una visita di routine. «Non posso più giocare a calcio», annunciava su Instagram il 17 gennaio l’aspirante campione. «Il lato positivo è che il problema non comporta pericolo nella vita quotidiana».

«Ho ringraziato il calcio perché sin da bambino era la mia priorità, volevo fare il calciatore da grande». Il calciatore lo dice con fermezza a Libero, senza rimpianti, ma con la gioia di un ragazzo intelligente che ha capito la situazione.

Il racconto del ragazzo

«Quando arrivai a Torino era già una grande vittoria». La Juve, e la vicinanza coi campioni, hanno plasmato l’ambizione, allargato le spalle, forgiato il carattere. E ha alleviato la solitudine: «Il club mi ha sostenuto molto: vorrei rimanere come osservatore, allenatore, oppure in dirigenza». Questo il nuovo sogno del ragazzo.

Il messaggio per i giovani e il riferimento ad Astori

«Ai miei coetanei consiglio di tenere sempre la testa sulle spalle. Io non ero arrivato, magari sarei finito in Eccellenza, ma mi sono goduto ogni momento». La tragedia di Astori, «grande uomo e calciatore, mi ha turbato, ma mi sono sentito fortunato». La sua forza, d’altronde, è tutta qui: non rassegnarsi, disobbedire al destino avverso, resistere. E tradurre la perdita in vittoria. Per sé stesso, per Astori e per tutti quelli che vivono di questo gioco. Che toglie e dà: come la vita.