Compleanno in carcere e visita della moglie Marita e dei tre figli. Questa la giornata di Massimo Bossetti di sabato scorso.

Come trascorre le giornate

L’uomo condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio passa di solito intere giornate a rispondere ad almeno una ventina di lettere che gli vengono recapitate anche dall’estero.  Il muratore di Mapello cerca libri sugli errori giudiziari, thriller, anche testi di psicologia. Lo riporta il quotidiano Il Giorno

La nuova perizia

Ciò che pesa al muratore di Mappello – secondo quanto riportato dal quotidiano – è l’impossibilità della nuova perizia genetica, chiesta dalla difesa e invocata dall’imputato, dal momento che la certezza scientifica è stata acquisita, impossibile perché il materiale biologico è finito durante le indagini. È un punto cruciale. Lo sarà anche nel ricorso in Cassazione che i difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini presenteranno attorno alla fine di novembre.

La posizione della famiglia

S’inalbera Laura Letizia, gemella di Massimo: «Ho seguito tutte le udienze a Bergamo. Ricordo molto bene quando il dottor Casari ha detto che a San Raffaele di Milano c’erano altre provette. Come la mettiamo? Sono tre anni e mezzo che chiediamo la perizia. Perché non la concedono? Finirebbe tutto. Se Massimo fosse colpevole, rimarrebbe mio fratello ma non sarei qui a battermi come mi batto perché lo so innocente. Non avrei giurato sulla tomba di mio padre di riportarlo a casa. Vogliamo giustizia per Massimo Bossetti e per la piccola Yara».

La Cassazione dovrà decidere

Una esile speranza legata alla Suprema Corte, se il legali riusciranno a incuneare un dubbio sull’ortodossia processuale, su un “vulnus” alla difesa. Mentre la tragedia della tredicenne di Brembate di Sopra continua a essere lambita dall’onda lunga delle polemiche. In un lungo post su Facebook il difensore Salvagni attacca le severe considerazioni della sentenza di Brescia sulla gestione “manageriale” di Bossetti delle apparizioni televisive della moglie: «Niente di più falso! La famiglia e il suo sostentamento sono stati i pensieri più importanti per Massimo, anche in carcere, ed anche in considerazione che Marita – senza lavoro – non trovava alcuna attività retribuita proprio perché moglie del ‘mostro’ ».