ITALIA

il  20 novembre 13:19

Barbara D’Urso e “Picchetto d’onore” in Questura, indagine interna: “Chi ha sbagliato pagherà”

Barbara D’Urso nella bufera e il problema arriva in Questura. A scatenare il problema diplomatico le immagini (divenute virali) di un picchetto d’onore allestito per la presentatrice. Una cerimonia che il Questore Marcello Cardona, non deve aver gradito.

Bufera su Barbara D’Urso: presentatrice in Questura

Come riportato da “Il Fatto Quotidiano” lunedì mattina, il numero uno della polizia Meneghina ha aperto un’indagine interna per accertare chi tra i dirigenti si sia assunto la responsabilità di dedicare – mercoledì scorso – una sorta di picchetto d’onore a Barbara D’Urso, in visita – privata e informale – negli uffici di via Fatebenefratelli.

La stella di Canale 5 era stata accolta da tutti i poliziotti – schierati e sull’attenti -, era stata scortata fino alla centrale operativa e poi agli uffici del reparto Ufficio prevenzione generale, diretto da Josè Maria Falcicchia, amica proprio del volto di Mediaset.

Barbara D’Urso e “Picchetto d’onore” in Questura

Le scene – girate e postate su Instagram proprio dalla D’Urso con il commento “Sono molto orgogliosa di essere ricevuta così. Tutti ragazzi che lavorano per noi. Evviva!” avranno un seguito. Chi “ha sbagliato pagherà” ha detto al Fatto il diretto interessato.

Secondo quanto riporta MilanoToday, i gesti e le movenze dei poliziotti avevano ricordato molto da vicino le accoglienze ufficiali riservate alle autorità, ma la versione ufficiale era stata diversa.

La stessa Questura, infatti, aveva confermato la visita ma aveva smentito che fosse stato organizzato un picchetto d’onore per la D’Urso.

Le smentite

Da via Fatebenefratelli avevano specificato che la conduttrice è molto amica della polizia e delle forze dell’ordine in generale, ma avevano aggiunto che si era trattato di un semplice cambio turno delle Volanti al quale l’ospite aveva voluto assistere.

Il “picchetto”, però, non era andato giù a molti. Tra i più critici c’erano stati gli iscritti al “Movimento Poliziotti Democratici e Riformisti”, che avevano scritto al capo della polizia Franco Gabrielli definendo quel saluto “non previsto dal nostro regolamento e dal nostro cerimoniale, con evidenti sprechi per la collettività”.